La cessione del quinto può essere rifiutata? Come capire da cosa dipende l’esito

Anche una richiesta di cessione del quinto può essere rifiutata. La trattenuta diretta della rata sullo stipendio o sulla pensione e le garanzie previste per questa forma di finanziamento, infatti, non comportano un’approvazione automatica della pratica.
Prima della conclusione del contratto, l’istituto finanziatore deve comunque effettuare una valutazione del merito creditizio sulla base di informazioni adeguate. La presenza delle garanzie caratteristiche della cessione del quinto non esime infatti il finanziatore dalla valutazione della situazione del richiedente.
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Quando la richiesta non viene accolta, prima di presentare immediatamente una nuova domanda è quindi utile cercare di capire quali elementi possono aver determinato il rifiuto.
A seconda della situazione, può essere necessario verificare i requisiti richiesti per la cessione del quinto, la documentazione presentata, il rapporto di lavoro o la pensione, la presenza di altre trattenute e le eventuali informazioni registrate nei Sistemi di Informazioni Creditizie.
Individuare la possibile causa consente di capire se esiste un problema che può essere chiarito o risolto oppure se, al momento, non sussistono i requisiti necessari per procedere con una nuova richiesta.
Quali sono i motivi di rifiuto della cessione del quinto?
I motivi di rifiuto della cessione del quinto possono essere diversi e non dipendono necessariamente dalla presenza di precedenti problemi nei pagamenti.
Ogni richiesta viene valutata in base alla situazione concreta del richiedente e alle caratteristiche dell’operazione. Tra gli aspetti che possono richiedere una verifica rientrano:
- i requisiti personali e reddituali del richiedente;
- la disponibilità di una quota cedibile sufficiente;
- le caratteristiche e la durata del rapporto di lavoro;
- per i dipendenti privati, gli elementi relativi al rapporto con il datore di lavoro e, quando rilevante, al TFR maturato;
- la presenza di altre trattenute sullo stipendio o sulla pensione;
- la copertura assicurativa obbligatoria prevista per la cessione del quinto;
- documenti mancanti, non aggiornati o contenenti informazioni che devono essere chiarite;
- la situazione economico-finanziaria complessiva del richiedente;
- eventuali ulteriori elementi emersi durante l’istruttoria.
Anche la tipologia del contratto di lavoro può incidere sulle caratteristiche dell’operazione. Per i lavoratori a tempo determinato, ad esempio, la cessione non può avere una durata superiore al periodo che resta prima della scadenza del contratto di lavoro.
Per i lavoratori del settore privato, alcuni degli aspetti relativi al rapporto di lavoro, al datore e alle garanzie richieste sono approfonditi nella pagina dedicata alla cessione del quinto per dipendenti privati.
La cessione del quinto prevede inoltre una copertura assicurativa obbligatoria. Anche la possibilità di perfezionare le coperture richieste rientra quindi tra gli elementi che possono assumere rilievo durante la valutazione della pratica.
Non è possibile individuare una causa del rifiuto soltanto partendo dall’esito negativo: occorre ricostruire gli elementi della pratica e capire quali verifiche siano state effettuate.
Una cessione del quinto rifiutata non significa automaticamente essere “cattivo pagatore”
Una richiesta può non essere accolta per ragioni legate al rapporto di lavoro, alla quota cedibile, alla documentazione, alle coperture previste o ad altri elementi della pratica. Il rifiuto, da solo, non dimostra quindi la presenza di una segnalazione negativa in CRIF o in un altro Sistema di Informazioni Creditizie.
Come conoscere il motivo per cui la cessione del quinto è stata rifiutata
Dopo un rifiuto, il primo passo dovrebbe essere comprendere quali elementi siano stati considerati durante la valutazione.
Non sempre esiste una singola causa facilmente identificabile e non è corretto presumere che il motivo sia necessariamente una segnalazione creditizia. Esistono però specifici diritti quando, durante l’istruttoria, sono state consultate determinate informazioni.
Il Codice di condotta dei Sistemi di Informazioni Creditizie stabilisce che, quando una richiesta di credito non viene accolta e per l’istruttoria sono state consultate informazioni negative presenti in uno o più SIC, il partecipante deve comunicarlo all’interessato, indicando il SIC dal quale sono state rilevate le informazioni e il relativo gestore.
La disciplina considera anche l’eventuale utilizzo di sistemi automatizzati di scoring. Quando una richiesta non viene accolta, l’interessato può chiedere se siano stati consultati esiti, indicatori o punteggi negativi ottenuti attraverso questi sistemi e può ottenere i dati utilizzati e una spiegazione delle principali logiche e tipologie di fattori considerate.
Se, invece, durante l’istruttoria sono state consultate informazioni negative provenienti da fonti pubbliche o da altre banche dati separate dai SIC, l’interessato può chiedere informazioni sulla fonte dalla quale provengono.
Prima di inoltrare una nuova domanda può quindi essere utile partire dalla documentazione relativa alla pratica rifiutata e verificare se emergano elementi che richiedono ulteriori approfondimenti.
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CRIF, CTC ed Experian: cosa verificare dopo un rifiuto
CRIF, CTC ed Experian gestiscono Sistemi di Informazioni Creditizie, comunemente indicati con l’acronimo SIC. Queste banche dati vengono utilizzate, nel rispetto della normativa, anche per la valutazione del rischio di credito e dell’affidabilità e puntualità nei pagamenti.
Non sono semplicemente “liste di cattivi pagatori”. Nei SIC possono essere presenti sia informazioni positive sia informazioni negative relative alle richieste e ai rapporti di credito.
Dopo il rifiuto di una cessione del quinto, la verifica dei propri dati può servire a controllare se:
- risultano correttamente registrati i rapporti di credito;
- sono presenti ritardi o inadempimenti;
- eventuali posizioni già regolarizzate risultano aggiornate;
- esistono dati inesatti o incompleti;
- risultano precedenti richieste di finanziamento e il relativo esito.
Anche una richiesta di finanziamento rifiutata o rinunciata può essere temporaneamente registrata. Il Codice di condotta stabilisce che i relativi dati possono essere conservati nel SIC per non oltre 90 giorni dalla data dell’aggiornamento con l’esito della richiesta.
Questo non significa che una nuova domanda debba necessariamente attendere 90 giorni. Significa che l’informazione relativa alla precedente richiesta può risultare nel SIC durante quel periodo. Prima di presentare un’altra domanda è comunque opportuno comprendere perché quella precedente non sia stata accolta.
Se ti hanno rifiutato una cessione del quinto, Kronos può analizzare gratuitamente la documentazione relativa alle posizioni presenti nei SIC CRIF, CTC ed Experian. La verifica permette di approfondire eventuali prestiti passati a sofferenza o crediti ceduti e di valutare se tali posizioni possano incidere sulla nuova richiesta o se, nell’ambito della pratica, sia necessario prevederne l’estinzione contestuale all’erogazione.
CRIF, CTC ed Experian non sono la stessa banca dati
I tre gestori operano attraverso sistemi distinti e possono avere partecipanti e informazioni differenti. Una verifica effettuata presso CRIF non equivale quindi automaticamente a una verifica presso CTC o Experian. Se dal precedente rifiuto risulta che è stato consultato uno specifico SIC, quella informazione rappresenta un primo elemento utile per sapere dove effettuare il controllo.
Come richiedere l’accesso ai propri dati nei SIC
Ogni interessato può esercitare il proprio diritto di accesso e chiedere di conoscere le informazioni registrate a suo nome.
CRIF mette a disposizione dei consumatori una procedura attraverso la quale è possibile verificare i dati presenti nel proprio Sistema di Informazioni Creditizie e, quando ne ricorrono i presupposti, richiederne la modifica o la cancellazione.
Anche CTC consente all’interessato di conoscere le informazioni presenti nella propria banca dati. CTC indica le modalità da seguire per presentare una richiesta documentata relativa alla propria posizione.
Experian mette a disposizione dei consumatori strumenti per richiedere l’accesso ai propri dati e per esercitare i diritti di rettifica, aggiornamento, cancellazione o limitazione del trattamento quando sussistono i relativi presupposti.
Richiedere l’accesso ai propri dati non significa però chiedere automaticamente la loro cancellazione. Il primo obiettivo dovrebbe essere verificare che le informazioni registrate siano corrette e aggiornate.
Segnalazioni errate: quando si può chiedere rettifica o cancellazione
Se dalla verifica emerge un dato inesatto, incompleto, non aggiornato o trattato in modo non conforme alla normativa, l’interessato può esercitare i propri diritti e richiederne la correzione, l’aggiornamento o, quando previsto, la cancellazione.
Diverso è il caso nel quale l’informazione registrata sia corretta.
Regolarizzare un ritardo o pagare un debito non determina automaticamente la cancellazione immediata della precedente informazione negativa. Il SIC deve essere aggiornato per registrare la regolarizzazione, ma il precedente ritardo può continuare a essere conservato per il periodo stabilito dal Codice di condotta.
I tempi dipendono dalla tipologia di informazione e dalla situazione. Il Codice prevede, ad esempio, periodi differenti per i ritardi successivamente regolarizzati a seconda che riguardino fino a due rate o mensilità oppure un numero superiore.
Nell’articolo dedicato a quanto dura una segnalazione CRIF sono approfondite nel dettaglio le diverse tempistiche di conservazione.
In questa guida è sufficiente ricordare un principio fondamentale: un dato corretto non può essere eliminato anticipatamente soltanto perché la sua presenza rende più difficile ottenere un nuovo finanziamento.
Lo stesso vale per il cosiddetto “modulo di cancellazione CRIF”. Il modulo può essere utilizzato nell’ambito dell’esercizio dei propri diritti quando esiste un’effettiva ragione per chiedere una modifica, una rettifica o una cancellazione; non costituisce invece uno strumento per eliminare liberamente informazioni corrette ancora conservabili secondo i tempi previsti.
CRIF specifica inoltre che, quando un dato non è trattato conformemente alla normativa o non è stato correttamente segnalato dall’ente partecipante, l’interessato può richiederne gratuitamente la modifica o la cancellazione documentando le proprie ragioni.
Prestiti non pagati e crediti ceduti a società di recupero crediti
Una vecchia posizione debitoria può essere più difficile da ricostruire quando sono trascorsi diversi anni oppure quando il credito originario è stato ceduto a un altro soggetto.
In questi casi il soggetto che oggi vanta il credito può non coincidere più con la banca o la finanziaria con la quale era stato sottoscritto il finanziamento.
Per ricostruire correttamente la situazione può essere necessario verificare:
- quale rapporto abbia originato il debito;
- quale importo risulti ancora dovuto;
- chi sia l’attuale titolare del credito;
- se siano intervenuti nel tempo pagamenti, accordi o altre forme di definizione della posizione;
- se le informazioni eventualmente presenti nei SIC siano aggiornate rispetto agli eventi successivi.
Il Codice di condotta dei SIC contempla tra i dati relativi a un rapporto anche quelli riguardanti l’attività di recupero del credito e la cessione del credito.
Prevede inoltre che, quando un credito sia stato ceduto a un soggetto che non partecipa al SIC e l’inadempimento venga successivamente regolarizzato, le informazioni siano aggiornate quando il partecipante o il gestore ne vengono a conoscenza. L’aggiornamento può avvenire anche a seguito di una richiesta dell’interessato accompagnata da una dichiarazione del soggetto al quale il credito è stato ceduto o da altra documentazione idonea.
Conservare la documentazione relativa al pagamento, all’estinzione o ad altri accordi intervenuti su una vecchia posizione può quindi risultare particolarmente importante.
Saldo e stralcio e nuova richiesta di finanziamento: cosa bisogna sapere
In alcune situazioni una posizione debitoria può essere definita attraverso un accordo a saldo e stralcio, con il quale creditore e debitore concordano le condizioni per la chiusura del debito.
La possibilità di raggiungere un accordo e le relative condizioni dipendono dalla situazione concreta e dalla disponibilità del creditore.
In presenza di crediti ceduti a società specializzate nella gestione o nel recupero di crediti deteriorati (NPL), Kronos, d’accordo con il cliente, può prendere contatto con il titolare del credito e formulare una proposta transattiva di saldo e stralcio. Se la proposta viene accettata dalla società creditrice e la richiesta di cessione del quinto viene approvata ed erogata, una parte del netto ricavo potrà essere destinata all’estinzione della posizione debitoria.
È però particolarmente importante distinguere la definizione del debito dalla cancellazione dei dati presenti nei SIC.
Il Codice di condotta prevede periodi di conservazione anche per informazioni negative relative a ritardi successivamente regolarizzati. Per le morosità superiori a due rate o due mesi successivamente sanate, la disciplina considera espressamente anche la regolarizzazione avvenuta a seguito di transazione.
Di conseguenza, raggiungere un accordo a saldo e stralcio non comporta automaticamente l’immediata cancellazione delle precedenti informazioni creditizie e, soprattutto, non garantisce l’accoglimento di una futura richiesta di finanziamento.
Se una vecchia posizione debitoria rappresenta uno degli elementi da approfondire, la sua eventuale definizione può contribuire a ricostruire una situazione aggiornata. Una successiva richiesta di cessione del quinto resterà comunque soggetta a una nuova valutazione da parte dell’istituto finanziatore.
Pignoramenti e altre situazioni debitorie: quali verifiche possono essere necessarie
Un pignoramento non coincide con una segnalazione in CRIF, CTC o Experian.
Il Codice di condotta stabilisce che, quando il gestore di un SIC tratta anche dati provenienti da fonti pubbliche o da altre fonti, questi devono essere registrati in banche dati separate dal SIC e deve essere possibile distinguerne chiaramente la diversa origine.
Quando esistono già trattenute che incidono sullo stipendio o sulla pensione, occorre verificare la situazione complessiva e la quota effettivamente disponibile.
In presenza di un pignoramento sullo stipendio, il TFR può risultare vincolato dal pignoramento nella misura del 20%. Il restante 80% del TFR può quindi essere considerato ai fini della garanzia della cessione del quinto e del calcolo dell’importo massimo ottenibile.
Il pignoramento può inoltre coesistere con una nuova cessione del quinto e, quando presente, con una delega di pagamento. Quando ricorrono le condizioni previste, la somma complessiva delle trattenute può arrivare fino al 50% dello stipendio netto, fermo restando che la fattibilità deve essere verificata sulla situazione concreta del richiedente.
Esempio senza la presenza del prestito con delega
Un dipendente con uno stipendio netto di 1.500 euro, che ha già un pignoramento di 300 euro mensili, può valutare una nuova cessione del quinto con una rata di 300 euro mensili.
In questo caso, le trattenute complessive sarebbero pari a:
300 euro di pignoramento + 300 euro di cessione del quinto = 600 euro mensili, corrispondenti al 40% dello stipendio netto.
Un dipendente con uno stipendio netto di 1.500 euro, che ha già un pignoramento di 300 euro mensili e un prestito con delega di 150 euro mensili, può valutare una nuova cessione del quinto con una rata di 300 euro mensili.
Esempio con la presenza del prestito con delega
In questo caso, le trattenute complessive sarebbero pari a:
300 euro di pignoramento + 150 euro di delega + 300 euro di cessione del quinto = 750 euro mensili, corrispondenti al 50% dello stipendio netto.
Il pignoramento di un conto corrente, invece, rappresenta una situazione differente e non può essere automaticamente ricondotto alla presenza di una segnalazione negativa nei SIC. La sua eventuale rilevanza deve essere valutata nel contesto complessivo della posizione del richiedente.
Tuttavia in presenza di un pignoramento di conto corrente sarà possibile accedere a un prestito con la cessione del quinto, in quanto la rata verrà trattenuta direttamente sullo stipendio e non sul conto corrente pignorato. Sarà poi necessario valutare con attenzione l’apertura di un nuovo conto corrente, sul quale accreditare l’erogazione del saldo della cessione del quinto.
Cosa fare prima di presentare una nuova richiesta di cessione del quinto
Dopo una cessione del quinto rifiutata, presentare immediatamente altre richieste senza aver prima compreso il possibile motivo dell’esito può non aiutare a risolvere il problema.
È preferibile procedere con ordine:
- recuperare le informazioni disponibili sulla pratica precedente;
- verificare se siano stati consultati SIC o altre banche dati;
- controllare che i dati eventualmente registrati siano corretti e aggiornati;
- se emergono informazioni inesatte, utilizzare le procedure previste per richiederne la rettifica;
- se esistono vecchie posizioni debitorie, verificare chi sia attualmente il creditore e quale sia lo stato effettivo del rapporto;
- chiarire gli eventuali problemi relativi ai requisiti, alla documentazione o alle trattenute esistenti;
- soltanto dopo aver ricostruito la situazione, valutare se esistano le condizioni per presentare una nuova richiesta.
Se i dati presenti nei SIC sono corretti, sarà necessario tenere conto dei relativi tempi di conservazione. Se invece esiste una posizione debitoria ancora aperta o ceduta a un altro soggetto, sarà importante ricostruirne lo stato attuale prima di valutare come procedere.
Non esiste quindi una soluzione identica per tutti. Un rifiuto legato ai requisiti del rapporto di lavoro richiede verifiche diverse da un problema documentale, da un dato inesatto presente in un SIC o da una vecchia posizione debitoria ancora da definire.
L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente presentare un’altra richiesta, ma comprendere il precedente esito e verificare se esistano elementi sui quali sia possibile intervenire.
Il supporto di Kronos dopo una cessione del quinto rifiutata
Quando una richiesta di cessione del quinto non viene accolta, ricostruire correttamente la situazione può aiutare a evitare nuove domande presentate senza avere prima compreso il possibile motivo del rifiuto.
Kronos può esaminare la documentazione disponibile e aiutare a individuare quali verifiche possono essere utili, distinguendo tra problemi relativi ai requisiti della cessione, alla documentazione, alla situazione lavorativa o pensionistica e alla presenza di informazioni creditizie che richiedono un approfondimento.
Quando emergono vecchi finanziamenti, posizioni debitorie o informazioni presenti nei Sistemi di Informazioni Creditizie, ogni situazione deve essere analizzata singolarmente prima di valutare una nuova richiesta.
Se la tua richiesta di cessione del quinto non è stata accolta e vuoi comprendere quali elementi possono avere inciso sull’esito, contatta Kronos per esaminare la situazione e valutare quali approfondimenti effettuare prima di una nuova richiesta.
Fonti e riferimenti ufficiali
Le informazioni contenute in questa guida sono state verificate consultando fonti normative, istituzionali e i siti ufficiali dei gestori dei Sistemi di Informazioni Creditizie.
- Banca d’Italia – Orientamenti di vigilanza sulla cessione del quinto dello stipendio
- Banca d’Italia, L’Economia per tutti – Cessione del quinto
- Garante per la protezione dei dati personali – Codice di condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti
- Normattiva – Decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180
- CRIF – Cancellazione, rettifica ed integrazione dei dati
- CTC – Informativa Privacy e Faq
- Experian – Informativa SIC
Ultimo aggiornamento delle fonti: 23 settembre 2026.
Faq
La cessione del quinto può essere rifiutata?
Sì. La presenza della trattenuta diretta sullo stipendio o sulla pensione e delle garanzie previste per questa forma di finanziamento non determina un’approvazione automatica. La richiesta viene comunque sottoposta alla valutazione dell’istituto finanziatore.
Quali sono i motivi più frequenti di rifiuto della cessione del quinto?
Le cause possono riguardare i requisiti del richiedente, il rapporto di lavoro o la pensione, la quota cedibile, eventuali altre trattenute, la documentazione, le coperture previste o altri elementi emersi durante l’istruttoria. Il motivo deve quindi essere verificato sulla singola pratica.
Una segnalazione CRIF fa rifiutare automaticamente la cessione del quinto?
No. Non è corretto considerare una segnalazione come causa automatica di rifiuto. La cessione del quinto rimane soggetta alla valutazione del merito creditizio e degli altri requisiti dell’operazione. L’esito dipende quindi dalla valutazione complessiva della singola richiesta.
Come posso sapere se il rifiuto dipende da CRIF, CTC o Experian?
Quando una richiesta non viene accolta e durante l’istruttoria sono state consultate informazioni negative presenti in uno o più SIC, il Codice di condotta prevede che l’interessato venga informato del sistema dal quale sono state rilevate e del relativo gestore.
Quanto rimane registrata una richiesta di finanziamento rifiutata?
I dati relativi a una richiesta non accolta o alla quale il richiedente ha rinunciato possono essere conservati nel SIC per non oltre 90 giorni dalla data dell’aggiornamento con il relativo esito.
Posso chiedere la cessione del quinto se ho in corso un pignoramento sullo stipendio?
Sì, in alcuni casi è possibile. Il pignoramento può vincolare il TFR nella misura del 20%, lasciando disponibile il restante 80%. Quando ricorrono le condizioni previste, pignoramento, cessione del quinto ed eventuale delega di pagamento possono arrivare complessivamente fino al 50% dello stipendio netto. La fattibilità deve comunque essere verificata caso per caso.
Posso chiedere la cancellazione di una segnalazione CRIF?
È possibile chiedere la modifica o la cancellazione quando i dati non sono corretti, aggiornati o trattati conformemente alla normativa. Se le informazioni sono corrette, vengono invece cancellate alla scadenza dei tempi di conservazione previsti.
Se pago un vecchio debito vengo cancellato subito dai SIC?
No, non necessariamente. L’avvenuta regolarizzazione deve essere registrata, ma l’informazione relativa al precedente ritardo può rimanere nel SIC per il periodo previsto dal Codice di condotta.
Il saldo e stralcio cancella automaticamente la segnalazione CRIF?
No. Un accordo può consentire di definire la posizione debitoria, ma non determina automaticamente la cancellazione immediata delle informazioni correttamente registrate. Anche dopo una transazione devono essere rispettati i tempi di conservazione previsti.
Cosa succede se il vecchio prestito è stato ceduto a una società di recupero crediti?
È necessario ricostruire la posizione e individuare l’attuale titolare del credito. Se un inadempimento viene regolarizzato dopo la cessione, il Codice di condotta prevede che le informazioni siano aggiornate quando il partecipante o il gestore ne vengono a conoscenza, anche sulla base di idonea documentazione presentata dall’interessato.
Dopo un rifiuto posso presentare subito una nuova richiesta?
Una nuova richiesta è possibile, ma prima può essere utile comprendere perché quella precedente non sia stata accolta. Se esistono dati da rettificare, vecchie posizioni da chiarire o requisiti che al momento non risultano soddisfatti, presentare immediatamente un’altra domanda non risolve necessariamente il problema.
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